Vita quotidiana e propaganda sotto le bombe

Il cielo sopra Milano
1940-1945

Diversamente da quanto sostiene la propaganda di regime, allo scoppio della guerra la difesa antiaerea italiana non è ancora pronta a respingere gli attacchi dell’aviazione britannica né a proteggere la popolazione civile. Il piano italiano – così come quello di molti altri paesi europei – è calibrato sull’ipotesi di un bombardamento strategico volto a colpire solo i centri nevralgici del territorio (palazzi governativi, stazioni, porti, vie di comunicazione, aree industriali, ecc.). Si tratta di una teoria – quella della guerra aerea – formulata per la prima volta dal generale italiano Giulio Dohuet (1869-1930). Questi riteneva che la distruzione dei punti strategici sarebbe stata sufficiente a spingere il nemico alla resa. Ciò sarebbe avvenuto, sempre secondo il generale, attraverso un duplice effetto.

Il primo, di carattere tecnico, capace di stroncare l’efficienza bellica e industriale dell’avversario. Il secondo, di tipo psicologico, in grado di spingere la popolazione a ribellarsi contro il proprio governo affinché quest’ultimo – accettando la resa – ottenesse la cessazione dei bombardamenti.

In generale, la guerra aerea ha subito un’evoluzione molto rapida e l’aviazione italiana, a partire dal conflitto italo-turco (1912), ha dato vita a una straordinaria generazione di assi del volo. Così Guido Giussani, un altro generale italiano, celebra i primi successi dell’aviazione italiana:

Il generale Giulio Douhet
I primi ad usare gli aerei in guerra fummo noi italiani, durante la Guerra Libica, (1911-1912) e già allora i nostri aviatori resero importantissimi servizi agli Alti Comandi e scrissero pagine di vero eroismo.
Bombardamento di Porta Romana
Bombardamento di Porta Romana, Milano, 14 febbraio 1916

La città di Milano in particolare, già nel corso della Prima guerra mondiale, subisce le conseguenze di un bombardamento aereo. Il 14 febbraio 1916, ad esempio, un’incursione austriaca colpisce il quartiere di Porta Romana e la zona circostante Porta Volta. Il bilancio delle vittime ammonta a sedici morti e circa quaranta feriti. Tuttavia si tratta di cifre irrisorie rispetto a quelle che emergono dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Anche perché, nel capoluogo lombardo, operano grandi complessi industriali, spesso adibiti alla produzione bellica come l’Alfa Romeo, la Pirelli, la Falck, la Breda, l’Isotta Fraschini, la Bianchi, la De Angeli Frua, la Caproni e la Montecatini. A tutto questo si aggiunge l’importanza commerciale costituita dalla Fiera Campionaria, dalle strade, dalle ferrovie e dalla posizione strategica della città nella vasta area padana.

Nell’autunno del 1942 sui cieli italiani iniziano a volare i nuovi aerei Lancaster, ai quali si aggiungono la determinazione del comandante britannico Arthur Harris (1892-1984) e la volontà politica degli Alleati di colpire pesantemente l’Italia, in quanto “ventre molle” dell’Asse. Contro l’Italia si scatena così una pesante offensiva aerea, simile a quella che già subisce la Germania.

Inoltre, nell’inverno tra il 1942 ed il 1943, nello spazio aereo italiano spuntano i primi quadrimotori statunitensi i quali partono dalle base dell’Africa settentrionale e bombardano l’Italia meridionale. Nel 1943, nella speranza degli Alleati di suscitare una rivolta popolare nei confronti del regime, Milano conosce un incremento tremendo del bombardamento a scopo psicologico. Le autorità reagiscono facendo sfollare la popolazione metropolitana verso le campagne circostanti, in particolare anziani e bambini.

Video, documentazione del bombardamento aereo di Genova e Milano [Fonte Archivio Luce]

Nel marzo 1943, però, il morale della popolazione sembra crollare e i lavoratori delle fabbriche di Milano, Torino e Genova organizzano addirittura uno sciopero. Dopo l’armistizio dell’8 settembre, almeno in linea generale, gli aerei del Bomber Command spariscono dai cieli italiani e concentrano la loro azione sulla Germania e sui territori da essa occupati. Dalla fine del 1943 l’attività aerea in Italia viene affidata alla Mediterranean Allied Air Force (MAAF).
Gli stabilimenti industriali milanesi diventano l’obiettivo principale delle incursioni strategiche angloamericane. L’Isotta Fraschini, ad esempio, è dotata di una galleria del vento dove vengono collaudate le carlinghe degli aerei. La stessa sorte tocca immediatamente dopo alla Salmoiraghi (che produce strumenti di precisione per i velivoli), e alla Breda di Sesto San Giovanni.

Successivamente i bombardieri angloamericani, soprattutto nel corso del 1945, spostano la loro attenzione sulla Magneti Marelli. Dopo aver stremato l’attività delle industrie meccaniche, le missioni si concentrano sulle acciaierie, come la Falck di Sesto San Giovanni. L’ultima azione condotta dai bombardieri strategici su Milano avviene il 20 ottobre 1944 ed è particolarmente tragica: gli aerei del 15° Air Force colpiscono fuori bersaglio sganciando le bombe sul quartiere residenziale di Gorla e un ordigno cade per errore su una scuola elementare. Muoiono 184 scolari e le loro maestre. Negli ultimi mesi di guerra Milano viene sottoposta ad attacchi che aumentano progressivamente di numero e intensità, almeno fino all’aprile 1945 quando cessano le operazioni militari nella zona.

Piazza Fontana, Milano, 1943 [Fonte ANPI di Lissone]
Il cortile dell'Ospedale Maggiore di Milano (Ca' Granda), oggi sede dell'Università degli Studi di Milano, dopo il bombardamento del 1943
I danni della Basilica di Sant'Ambrogio, Milano, 1943
Duomo di Milano, 1943

Nelle sue fasi iniziali, quando la guerra si prospetta breve e vittoriosa, nelle vie di Milano si respirano ottimismo ed entusiasmo. I cittadini si ritrovano nei cortili dei caseggiati per ascoltare la radio che trasmette il bollettino di guerra, le cronache sportive e la musica di artisti celebri come Rabagliati, il Trio Lescano e le romanze di Beniamino Gigli. Verso la fine di giugno del 1940, però, le prime incursioni aeree su Milano mietono alcune vittime. La situazione peggiora tra il 1942 e il 1944, quando gli sfollamenti di bambini e anziani diventano sempre più frequenti. Una testimonianza di Porzia Pascazio descrive lo spirito con cui alcuni bimbi affrontano la novità dello sfollamento:

Anche io sono stata tra gli sfollati: ricordo di essere stata in diverse scuole a Cremona, Macherio e Domodossola. Ricordo anche che proprio a Macherio i bombardamenti, agli occhi di noi bambini, si erano trasformati in un’attrattiva, una sorta di spettacolo simile ai fuochi d’artificio. Vedevamo in lontananza le incursioni sulla città di Milano. Era anche giunta voce del bombardamento sulla scuola di Gorla, soprattutto perché erano morti dei bambini, come noi. Tuttavia, almeno nella mia scuola, nessuno strumentalizzò l’episodio a fini propagandistici

Nel frattempo la popolazione convive con gli allarmi antiaerei e si ripara nei rifugi. Ancora una testimonianza di Porzia Pascazio costituisce una delle numerose e toccanti descrizioni di come i civili affrontano l’esperienza di un bombardamento all’interno di un ricovero antiaereo:

Porzia Pascazio
A sinistra Porzia Pascazio e il fratello Domenico
La mia abitazione si trovava in via Sant’Antonio, dove c’erano alcuni rifugi privati allestiti nelle cantine. Durante i bombardamenti il rifugio privato in cui mi riparavo normalmente ospitava solo persone anziane che pregavano continuamente. C’erano anche alcuni gatti che suscitavano in me un senso di timore poiché i loro occhi sembravano luci che vagavano nel buio. Quando non era possibile raggiungere il rifugio presso la propria abitazione, ci recavamo presso il rifugio pubblico situato nei sotterranei del palazzo del municipio di Milano: i sotterranei erano lunghissimi, molte persone recitavano i rosari, altre bestemmiavano, altre ancora vomitavano e avevano crisi di panico. Ripensando a quelli che oggi considererei degli stati di delirio mi rendo conto che assomigliavano all’ebbrezza. Talvolta trovavamo riparo anche nel rifugio di Largo Richini, ma quello non mi piaceva affatto perché era collocato quasi all’altezza del marciapiede
I bombardamenti sull’Italia attraverso la propaganda tedesca [Fonte Archivio Luce]

I bombardamenti rischiano di esasperare l’odio degli italiani nei loro confronti e di conseguenza di facilitare involontariamente la propaganda fascista. D’altro canto gli Alleati sperano che la popolazione, attraverso una campagna mirata di persuasione, si rivolti contro il regime incolpando Mussolini del conflitto. Ecco perché, nel 1943, le bombe vengono spesso anticipate dal lancio di volantini che invitano gli italiani a ribellarsi contro il fascismo e, successivamente, a mostrarsi ostili nei confronti degli occupanti tedeschi.

Ciò avviene anche attraverso l’ascolto clandestino – in quanto vietato dalle autorità sia tedesche che italiane – di Radio Londra, Radio Mosca e Radio Algeri.
Nel corso del 1944, però, la propaganda nazi-fascista accentua la narrazione secondo la quale gli alleati conducono i bombardamenti a fini terroristici. In questo modo, gli “anglosassoni” diventano “angloassassini”.

cartellone di fronte alla Stazione Centrale
Gli effetti dei bombardamenti sulla città di Milano negli anni 1943 e 1944, sono stati descritti in un cartellone di fronte alla Stazione Centrale

La contropropaganda alleata, invece, si differenzia tra britannici e americani. Mentre i primi insistono sulla diffusione del panico tra i civili in chiave antitedesca, i secondi trasmettono messaggi amichevoli, sottolineando che gli italiani si possono redimere collaborando con gli alleati anziché con gli occupanti. Al contrario, i volantini britannici dipingono i tedeschi come barbari, gli italiani meritevoli di punizione perché Mussolini si è alleato con Hitler.
In questo senso, l’elemento antigermanico si fonda sulle vicissitudini storiche che hanno visto contrapposti gli italiani ai tedeschi nel passato, risalendo persino alle celebri invasioni condotte dai Visigoti o da Federico Barbarossa. A tale proposito, i britannici non mancano di ricordare che, nel secolo precedente, il Regno Unito ha appoggiato favorevolmente la causa risorgimentale aiutando Cavour, Garibaldi e Mazzini, senza dimenticare l’alleanza che ha consentito all’Italia di vincere la Prima guerra mondiale contro gli austro-tedeschi.

Fonti

Bibliografia minima
• Guido Giussani, La guerra aerea contro il territorio spiegata alla gioventù: offesa e difesa, La prora, Milano, 1938.
• Anacleto Bronzuoli, La protezione antiaerea delle popolazioni civili, Editrice Rispoli Anonima (2^ ed. con aggiunte), Napoli, 1939.
• Francesco Ogliari, Milano anno zero, De Ferrari, Genova, 1999.
• Achille Rastelli, Bombe sulla città: gli attacchi aerei alleati: le vittime civili a Milano, Mursia, Milano, 2000.
• Donatella Mazza, 1940-45. Vita quotidiana al tempo della guerra. Voci, ricordi, testimonianze, ExCogita, Milano, 2005.
• Claudia Baldoli e Marco Fincardi, Italian society under anglo-american bombs: propaganda experience and legend, 1940-1945, Cambridge University Press 2009, The Historical Journal, 52, 4 (2009).
• Andrea Villa, Guerra aerea sull’Italia (1943-1945), Edizioni Angelo Guerini e Associati SpA, Milano, 2010.
• Fabio Ferrarini, La protezione antiaerea italo-tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale: Milano, Trieste e Berlino / The Italo-German Anti-Aircraft defense during the Second World War: Milan, Trieste, and Berlin, “Qualestoria”, 1 (2013).
• Luca Alessandrini e Matteo Pasetti (a cura di), 1943. Guerra e società, Viella, Roma 2015.
• Nicola Labanca (a cura di), Città sotto le bombe. per una storia delle vittime civili di guerra (1940-1945), Unicopli, Milano 2018.
• Nicola Labanca (a cura di), I bombardamenti aerei sull’Italia. Politica, Stato e società (1939-1945), il Mulino, Bologna 2021.