GIORNO DELLA MEMORIA

Dalla persecuzione dei diritti
alla persecuzione delle vite

Nei riguardi della politica interna, il problema di scottante attualità è quello razziale. Anche in questo campo, noi adotteremo le soluzioni necessarie.
Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito a imitazioni, o peggio a suggestioni, sono dei poveri deficienti, ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra pietà. Il problema razziale non è scoppiato all’improvviso, come pensano coloro i quali sono abituati ai bruschi risvegli perché sono abituati ai lunghi sonni poltroni. È in relazione con la conquista dell’Impero, poiché la storia ci insegna che gli imperi si conquistano con le armi, ma si tengono col prestigio e per il prestigio occorre una chiara, severa coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime.
Il problema ebraico non è, dunque, che un aspetto di questo fenomeno. La nostra posizione è stata determinata da questi incontestabili dati di fatto. L’ebraismo mondiale è stato durante sedici anni, malgrado la nostra politica, un nemico irreconciliabile del fascismo.

Quando Mussolini pronuncia queste parole il 18 settembre 1938, di fronte a una folla osannante che gremisce Piazza Unità d’Italia a Trieste, il Regno d’Italia ha una legislazione razziale già da un anno circa, mentre i primi provvedimenti specificamente antiebraici datano a una decina di giorni prima.

Il discorso di Mussolini a Trieste del 18 settembre 1938 [Archivio Storico Luce]

Nel 1937, proclamato da qualche mese l’Impero dopo la conquista dell’Etiopia e l’istituzione dell’Africa orientale italiana, il Duce emana, e il Re promulga, una legge che vieta ogni rapporto «d’indole coniugale» fra cittadini italiani e sudditi dell’Impero.

Passa un anno e, con l’approssimarsi dell’estate, in varie forme fra cui un’improvvisa e veemente campagna di stampa, in contemporanea a prese di posizione di una parte della comunità scientifica nazionale, viene mostrato agli italiani come sia aperta la strada verso l’antisemitismo di Stato: il «problema razziale» è diventato esclusivamente una questione contro gli ebrei. Cruciale è il mese di agosto, quando, prima inizia le pubblicazioni il periodico “La difesa della razza”, poi viene bandito un censimento straordinario: chiunque affermi di professare la religione ebraica viene considerato appartenente alla razza ebraica. Da quel momento in poi è un crescendo impetuoso: i primi provvedimenti contro gli ebrei, a inizio settembre, sono indirizzati agli stranieri residenti in Italia e al mondo della scuola, prossima a riaprire.

La difesa della razza

Si arriva così al Regio decreto n. 1728 del 17 novembre 1938, intestato Provvedimenti per la difesa della razza italiana, dove in una sorta di “testo unico” sono compendiati i precedenti decreti e introdotte una serie di previsioni tese a colpire oltre quarantamila cittadini italiani (tali rimangono, marcando così una differenza con le leggi naziste di Norimberga di tre anni prima) considerati appartenenti alla razza ebraica. È un testo disarticolato e di difficile interpretazione e ne scaturisce una serie infinita di circolari attuative e di ulteriori decreti, con l’unico esito di estendere a dismisura le circostanze di applicazione di questi provvedimenti.

La finalità è di emarginare il più possibile, in ogni modo e in ogni luogo fino alla più becera vessazione (come il divieto di pubblicare annunci mortuari), l’elemento ebraico dal corpo sociale italiano: fuori dalla scuola, fuori dall’amministrazione civile e militare dello Stato e dall’onnipresente para-Stato edificato dal regime, fuori dalle professioni e dal mondo produttivo, che si tratti di una grande azienda come di un piccolo negozio di tessuti nel centro storico di una cittadina di provincia. Non è compromessa, per il momento, la libertà personale, a meno che al dato razziale non si assommi un pregiudizio politico.

Disposizioni per la difesa della razza italiana
I 'Provvedimenti per la difesa della razza italiana' che trasformano in legge le disposizioni adottate nei lavori del Grand Consiglio, 1938

L’ingresso in guerra porta a un ulteriore irrigidimento, anche, della legislazione antiebraica: è così innanzitutto per gli ebrei stranieri che si trovano ancora nel Regno, costretti all’internamento cosiddetto libero, una misura pressoché analoga al preesistente confino politico, o ristretti in appositi campi di concentramento come quello di Ferramonti, in Calabria.

Campo di concentramento Ferramonti, Cosenza
Campo di concentramento Ferramonti, Cosenza

Gli sconvolgimenti dell’estate 1943 lasciano, almeno all’inizio, una speranza, ma l’8 settembre segna pure in questo ambito una cesura radicale: la linea del fronte traccia infatti anche la demarcazione fra la riacquisizione di libertà e diritti e la caduta nel vortice della Shoah.
Le truppe naziste, che occupano due terzi del Paese, non esitano a estendere al territorio italiano il programma di Soluzione finale, una macchina dello sterminio che, in quei mesi, è prossima a raggiungere il massimo della sua distruttività.

Giorno della Memoria
Il rastrellamento del ghetto di Roma, 16 ottobre 1943
Il rastrellamento del ghetto di Roma, 16 ottobre 1943

Diverse realtà italiane e non solo alcune grandi città sono segnate, già in autunno, da catture, uccisioni e deportazioni verso i campi del Reich.
L’apice viene toccato a Roma, nel tragico sabato 16 ottobre 1943, e per stanare gli ebrei romani casa per casa gli uomini di Kappler usano le liste redatte dalla Questura capitolina a partire dall’autunno 1938.

Maggio 1948: Herbert Kappler davanti al Tribunale militare
Herbert Kappler davanti al Tribunale militare, 1948

Lo scarto decisivo, che qualifica la categoria storiografica di Shoah italiana, prende corpo a Verona il 14 novembre 1943, quando dalla prima (poi rimasta unica) Assemblea nazionale del Partito fascista repubblicano scaturisce una carta programmatica che, fra le altre cose, al punto 7 marchia l’ebreo – tutti indistintamente, a prescindere dalla nazionalità – come straniero e nemico.

In attuazione di questa previsione, giunge non un normale provvedimento legislativo, ma un Ordine di Polizia, il n. 5, emesso dal Ministero degli Interni nella tarda serata del 30 novembre:

1° Tutti gli ebrei, anche se discriminati, a qualunque nazionalità appartengano e comunque residenti nel territorio Nazionale, debbono essere inviati in appositi campi di concentramento. Tutti i loro beni mobili ed immobili devono essere sottoposti ad immediato sequestro in attesa di essere confiscati nello interesse della Repubblica Sociale Italiana, la quale li destinerà a beneficio degli indigenti sinistrati dalle incursioni aeree nemiche.
2° Tutti coloro che, nati da matrimonio misto, ebbero in applicazione delle leggi razziali italiane vigenti il riconoscimento di appartenenza alla razza ariana devono essere sottoposti a speciale vigilanza degli organi di polizia. Siano per intanto concentrati gli ebrei in campi di concentramento speciali appositamente attrezzati.

Gli «appositi campi di concentramento» di cui parla il ministro Guido Buffarini Guidi sorgono rapidamente in tutti i capoluoghi di provincia dell’Italia occupata dai nazisti e sotto la giurisdizione del fascismo repubblicano; avranno vita, vicende e condizioni diverse a seconda dei casi, ma una gestione unicamente italiana.
Due sono, invece, per eccellenza i centri di raccolta, detenzione e transito verso i lager del Reich che segnano drammaticamente la vicenda degli ebrei (e dei politici) in Italia fra il 1943 e il 1945: il Polizei-und Durchgangslager di Fossoli, in Emilia, passato dopo alcuni mesi sotto la giurisdizione nazista, dall’agosto 1944 chiuso in favore di una struttura analoga edificata in un sobborgo di Bolzano, e il Polizeihaftlager della Risiera di San Sabba, a Trieste, l’unico in territorio italiano dotato di forno crematorio.

Il campo di concentramento di Fossoli
Il campo di concentramento di Fossoli, Modena

La denominazione ufficiale in tedesco non deve indurre in confusione o sottovalutazione nemmeno per la Risiera, sebbene sita in un territorio sottratto – di fatto – alla sovranità italiana, perché le province nord-orientali compongono la “Zona di operazioni Litorale adriatico”, di pertinenza nazista e amministrata da un loro governatore, il carinziano Friedrich Rainer.

Video La Risiera di San Sabba 1943-1945
[Istituto regionale per la storia
del movimento di Liberazione
nel Friuli Venezia Giulia]

La Repubblica sociale italiana, i suoi apparati amministrativi e i suoi corpi di Polizia partecipano attivamente, dappertutto, alle ricerche e agli arresti, rendendosi perciò parimenti complici del successivo destino degli ebrei catturati. E sempre solo italiani sono le decine di delatori che supportano capillarmente tali operazioni.

Attingendo a questi campi, come agli istituti carcerari delle principali città del centro-nord, che assolvono in quel tempo anche la funzione di concentramento degli ebrei, viene formata in territorio italiano (includendo perciò anche Trieste) qualche decina di convogli, comprendendo anche quelli che – in parte più o meno preponderante – trasportano anche detenuti e deportati per motivi politici, una gamma quanto mai ampia che va dall’operaio scioperante al partigiano combattente, passando dagli ostaggi presi in operazioni di polizia a chi viene catturato in retate più o meno casuali.

Arrivo di un convoglio di deportati al campo di concentramento di Auschwitz
Arrivo di un convoglio di deportati al campo di concentramento di Auschwitz

Non è mai stato facile, nei decenni trascorsi, parlare di cifre, cioè ricostruirle, elaborarle e approssimarle quanto più possibile all’esattezza. Prendiamo le ultime, affidabili perché solidamente documentate, proposte nel gennaio 2021 nello webdoc I conti con la storia, prodotto dal “Venice Centre for Digital and Public Humanities” dell’Università “Ca’ Foscari” di Venezia:
• Ebrei residenti in Italia secondo il censimento del 1938: 48.032 (ca. l’1‰ dell’intera popolazione italiana);
• Ebrei presenti in Italia nel 1943: 35.200;
• Deportati: 8.869 (ca. il 25% dei presenti);
• Ebrei italiani uccisi nella Shoah: 7.860.

Fonti

Bibliografia essenziale più recente:
• Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende, identità, persecuzione, Torino, Einaudi 2018.
• Matteo Stefanori, Ordinaria amministrazione. Gli ebrei e la Repubblica sociale italiana, Roma-Bari, Laterza 2017.
• Liliana Picciotto, Salvarsi. Gli ebrei d’Italia sfuggiti alla Shoah. 1943-1945, Torino, Einaudi 2017 (2002).
• Simon Levis Sullam, I carnefici italiani. Scene dal genocidio degli ebrei, 1943-1945, Torino, Einaudi 2015.
• Liliana Picciotto, Il libro della memoria. Gli Ebrei deportati dall’Italia (1943-1945), Milano, Mursia 2011 (2002).
• Brunello Mantelli (a cura di), Il Libro dei deportati. Deportati, deportatori, tempi, luoghi, Milano, Mursia 2010.
• Marie-Anne Matard-Bonucci, L’Italia fascista e la persecuzione degli ebrei, Bologna, il Mulino 2007.
• Giuseppe Mayda, Storia della deportazione dall’Italia 1943-1945. Militari, ebrei e politici nei lager del Terzo Reich, Torino, Bollati Boringhieri 2002.